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PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Sedotti e abbandonati nel tango argentino

. — Ebbene si, anche nel tango ci si può ritrovare in questa condizione: sedotti e abbandonati. Già per definizione con la mirada si seduce e quando l’esito non va a buon fine in qualche modo ci sentiamo abbandonati. Ci sono ancora altri tipi di abbandono che possono subire i ballerini di tango e riguardano il nascere di qualche simpatia che nel giro di qualche tanda si esaurisce con la Cumparsita

In realtà queste storie di poco conto non dovrebbero farci sentire male poiché si tratta di storie che nemmeno iniziano, che non decollano, relazioni sulle quali fantastichiamo, sogniamo, con i battiti del cuore a mille, che ci sollevano il morale e nelle quali riponiamo mille aspettative. Certo il tanguero corteggiatore sia uomo che donna inizialmente si materializza come interessantissimo, attenzionato all’altro alla massima potenza, desideroso solo di ballare con noi.. poi puff svanisce nel nulla. Ma come mai? E poi perché ci si sta male? Come fare ad andare oltre? 

Prendiamo ad esempio l’inizio che riguarda la prima condizione per il verificarsi dell’abbandono tanguero: la seduzione. Il tanguero vittima dell’abbandono, prima di diventarlo, di solito si vive le sue milongas in maniera tranquilla, balla con tutti, si diverte e niente turba l’andare a ballare. Ed ecco che all’improvviso succede qualcosa: una mirada si introduce nella tua vita, nella tua routine. Il feeling è immediato (capita anche con persone che ci si balla e basta senza necessariamente andare oltre), per cui scattano i complimenti esagerati, dichiarazioni di un interesse diverso dal ballare e basta che inizialmente ci sembra impossibile. A quel punto ci si sente lusingati, desiderati e alla fine cedere alla tentazione è solo questione di cortina, soprattutto se in quel momento si è single. 

Ma ahimè, ciò può succedere a tutti indipendentemente dallo stato civile in cui versiamo in quel momento. A cotanta attenzione ci sembra un peccato mortale rinunciare alla storia (magari è la volta buona!), il suo desiderio di ballare solo ed esclusivamente con noi diventa il nostro e nella mente si delinea il pensiero: “E’ la persona giusta”. Così si organizza l’uscita per stare oltre sia in verticale che in orizzontale. Si va in milonga con discrezione per non dichiarare a nessuno cosa si sta vivendo poiché ancora non si sa niente in sostanza di questa persona!!! Chi è? Uno/a che ci sa fare. Amante dell’avventura senza però dichiararlo nemmeno sotto tortura dipingendosi come il massimo che si possa avere. Nel tango si interpreta un ruolo. Si esce di casa che siamo tangueros già prima di arrivare in milonga per cui è più facile per chi vuol sedurre aggiungere anche questo ruolo alla maschera che già indossa. 

Come tutte le belle cose una volta dentro fino al collo tutto finisce con svariate modalità: con messaggio di addio, senza parole, per intuizione, per sparizione, ecc. Brutta cosa! Arriviamo pertanto alla fase dell’abbandono dei tangueros. Qui inizia il calvario e le domande dei perché come bambini di tre anni. Ma come? Perché? Ballavamo così bene insieme, eravamo perfetti l’uno per l’altro. Si fa una analisi del perché con il risultato di un bel niente. Non c’è stato niente di sbagliato. Non era interessato e continua a non essere interessato e quando va bene rimane l’interesse per ballarci e basta. Eravamo una tanda e siamo rimasti una tanda. Cosa fare? Niente! Ballare, ballare, ballare

E’ inutile chiedere, meglio ignorare se capita nella stessa milonga, forse meglio nemmeno farci una tanda. Prendere atto e andare a ballare più che si può. Eh si, è solo questione di tempo. Diffidare è la parola d’ordine d’ora in poi e continuare a pensare positivo in fondo era il non inizio di qualcos’altro. Semplicemente era solo una tanda. Che a pensarci. non era nemmeno fatta bene! Prima di porre fine a questo articolo vorrei fare menzione di un altro fenomeno meritevole di esser descritto. Oggi l’era dei social, ci consente di “conoscere” un sacco di tangueros. Con alcuni di essi qualche volta si intraprendono discussioni infinite su svariati argomenti riguardanti il tango. Può succedere che guardando foto o video, l’atra persona ci ispiri per lo meno per ballare una tanda. Comincia l’infinita sequenza di messaggi e di scambi di desideri reciproci di poter realizzare, quanto meno, il sogno di una tanda. Accordi vari, organizzare gli impegni già presi di entrambi per vedere se riesce l’abbinamento che consente l’incontro. Stranamente, nemmeno in questo caso si riesce a concludere niente di tutto ciò che l’altra persona ha voluto farci credere, grazie alle bugie usate come passepartout, per accedere alla nostra mente e invogliarci a vivere qualcosa di diverso. 

Questi tangueros sono i classici killer seriali virtuali che di danni ne fanno pochi per la verità, ma che alla fine, deludono ugualmente. Eh si, il mondo del tango contiene anche questi aspetti poco profondi, superficiali, di poco spessore e del resto rispecchia la società di oggi, in cui sono tutti a testa bassa a guardare i cellulari invece di costruire relazioni e di vivere la vita realmente. La noia è la causa di tutti i male ma per fortuna c’è il tango con le tande che ci fanno sognare e vivere intense emozioni sublimando ciò che non c’è perché difficilmente si trova qualcos’altro. Buon tango tangueros!

Maria Caruso

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