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Via Sant'Antonio

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO "Via Sant'Antonio" di Gordiano Lupi

- — Via Sant’Antonio è una delle tante strade costruite tra i palazzi della città vecchia, non la più famosa, ché la storica via Tra Palazzi è via Garibaldi, dove sotto il ferro dei congiurati fu ucciso Alessandro Appiani, il 28 settembre del 1589, anche se la lapide indica la data errata del 29 settembre 1590. 

Via Sant’Antonio è importante perché è la via alternativa per affacciarsi in piazza Bovio, per intraprendere la salita di via del Popolo che conduce al Castello, costruita sotto la volta che unisce il palazzo comunale alla torre dell’orologio. La città vecchia, costellata di ricordi medievali e rinascimentali, è un dedalo tortuoso di strade dai nomi strani, persino improponibili - come piazza Padella o via Ortensia -, caratteristici vicoli che danno un aspetto senese a una città di mare. 

Via Sant’Antonio di tanto in tanto ospita piccole mostre d’arte, esposizioni di pittori locali, personali di fotografi che espongono lavori alle pareti, poi c’è la saletta rossa dove si presentano libri, si proiettano film per pochi intimi, si fanno modesti convegni. Insomma, in via Sant’Antonio non ci vive nessuno, non c’è un civico privato, ma è una via vitale, tra stamperia comunale, uffici e la cucina d’un ristorante molto attivo sulla via centrale, la grande discesa che porta verso il mare. 

In via Sant’Antonio trovano rifugio gli innamorati nelle sere d’inverno, quando infuria il ponente e non è consigliabile spingersi oltre, affacciarsi alle balaustre in granito e sedere sulle panchine di piazza Bovio. Riparo perfetto agli sguardi dei passanti, resta un angolo di mare da osservare, un tramonto da ritagliare, un’isola che interrompe l’orizzonte, lo spettro di un’agave sul lungomare, un volo di gabbiano. 

Via Sant’Antonio mi ricorda le passeggiate con mio padre nei primi anni Sessanta, la domenica mattina, meta obbligata piazza Bovio, quando non decideva di prendere la strada dei Portici e spingersi in piazza della Costituzione a leggere il giornale, in quel paesaggio finto nordico, canali artificiali e ponti di legno, da piccola Amsterdam. Ricordo che insistevo sempre per passare da quella strada, pure se mio padre protestava, diceva che era meno bella, che non ci andava nessuno, persino che emanava cattivo odore e forse era vero, non avevamo la cura di adesso per i nostri luoghi. Il fatto è che in via Sant’Antonio trovavo un sacco di tesori, raccoglievo penne di piccione e di gabbiani, perfettamente conservate, che disponevo sulla mia scrivania fingendomi Dante Alighieri che un giorno avevo visto raffigurato con in mano una grande penna d’oca, intento a scrivere la Divina Commedia. Avevo questa fissazione di scrivere pure da bambino, incurante della differenza tra penna d’oca e penna di gabbiano, mi dicevo che avrei potuto intingere quella piuma nel nero fiume d’un calamaio e scriverci un racconto, una poesia, al limite copiarci le liriche di Giovanni Pascoli che tanto amavo. Sogni di bambino, ricordi che ogni volta tornano alla memoria quando mi trovo a passare per via Sant’Antonio, antica strada tra i palazzi della città vecchia.

Gordiano Lupi
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