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Penna Bianca, l’ultimo dei Moicani

Foto di Lino De Pasquale

A pochi giorni dalla scomparsa di Penna Bianca, un cammeo a lui dedicato su TuttoPIOMBINO di Gordiano Lupi

PIOMBINO — In piazza Bovio non c’è più Penna Bianca, l’ultimo dei Moicani, come l’ha definito Gianni Raugi, sulle pagine di Sei piombinese se.

Penna Bianca forse non sarà l’ultimo, ma di sicuro uno degli ultimi, un vecchio piombinese della generazione di Trastevere, di quella gente verace e sanguigna che non si tirava indietro di fronte a niente, nonostante gli anni e il tempo che passa. Pugile per passione ma soprattutto provetto tuffatore dalla Rocchetta e dalle panchine di piazza Bovio in quel mare che tanto amava, lo vedevi nei giorni d’estate fare cose impensabili per uno della sua età, ancora dotato di un fisico invidiabile. 

Non lo conoscevo bene, solo di fama, molto più giovane di lui, l’ho sempre visto tuffarsi da quella scogliera come un angelo vendicatore, come un paladino dell’orgoglio maremmano, un piombinese d’altri tempi che viveva di mare. 

Mi rivedo ragazzino negli anni Settanta tuffarmi a bomba da uno scoglio davanti alla Lega Navale, mentre più in alto un uomo sui trent’anni compiva miracoli e io mi dicevo che non sarei mai stato capace di imitarlo. E infatti non lo sono mai stato, mentre lui ha sempre sfidato la forza di gravità, penetrando il suo mare come un pesce baleno, a capofitto tra le onde, riemergendo d’un tratto, impavido e coraggioso. 

Penna Bianca aveva un nome, Luigi Marchesi, ma tutti lo conoscevano per soprannome, usanza trasteverina, della Piombino vecchia dove risuonavano improbabili nomignoli come Arce, Bruno Tiradiritti, Pantera, Netto, Remo, Fischione, Cecco Nero, Angiolino… Franco Micheletti ne sa qualcosa, ché nel suo stupendo Piombino com’era ha narrato le gesta eroiche di questi personaggi di una storia con la esse minuscola, non di generali e principesse, ma del nostro vivere quotidiano. 

Il racconto delle imprese di Penna Bianca non è entrato a far parte della raccolta, ricordo che il vecchio tuffatore una volta se ne lamentò con me, al banco dei libri in corso Italia, sfogliando Piombino com’era. Aveva ragione, perché era un personaggio vero e avrebbe meritato di finire tra quelle pagine, ma forse non sapeva che la sua storia era rimasta nella penna, pronta per essere usata in un prossimo libro. E intanto la rievochiamo con queste brevi pennellate, in un blog dedicato a Piombino, come una madeleine del tempo perduto, come un’immagine proustiana che riemerge indelebile dalle nebbie della nostra infanzia.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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