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Noi che viviamo con l’Elba negli occhi

Su #tuttoPIOMBINO "Noi che viviamo con l'Elba negli occhi" di Gordiano Lupi

PIOMBINO — Primo giorno dell’anno, superstrada direzione Piombino, d’un tratto, dopo un tunnel improvviso, appare Follonica, scorgo Punta Ala, lo scoglio della Troia, immagino Cerboli in Canale, Isola d’Elba e Montecristo, Palmaiola e Corsica stemperate in nubi rossastre. Costa Est in attesa, brughiera piombinese, landa assolata di meriggi estivi, come in un verso di Montale, paesaggio lunare di centrali in disarmo, ciminiere che ricordano gigantesche porte d’un campo di calcio. 

Sterpi e radura diradano a mare, polverose tamerici come ricordi, salici piangenti svaporano nel panorama d’una palude intrisa di mare, tra garzette e falchi cenerini, aironi e cavalieri d’Italia, cicogne ritardatarie e rimpianti. 

Un fico d’India tende mani spinose a un ficus beniamino, barba di Giove, lentisco, sabbia di Perelli - mio padre diceva questa è rena, la sabbia è solo a Baratti! - e Bagno Pontedoro con la scritta del suo cartello storto e la Dalmine dove lavorava un amico, adesso non ci lavora più nessuno, e il ricordo d’un’industria che muore e le lotte degli operai e il lavoro che manca e i sogni che sfioriscono nel sole d’un affocato tramonto. Discarica maleodorante che avanza, giorno dopo giorno, penetra narici e pensieri, poco dopo il Cornia e le campagne che sfumano verdeggiando direzione Venturina. 

Auto che corre ad abbracciare una Piombino deserta nel primo giorno dell’anno, riscaldata da un sole freddo che alimenta agavi spinose e oleandri, pitosfori e sambuchi, persino alieni eucalipti chissà da quale mondo importati. Immagini via del Popolo, l’asilo Pro Patria, i giardini e il Castello, la villa fascista che sovrasta i ricordi, pallide luci di paranze in canale. Palazzo Appiani, proprio in fondo alla discesa, nel punto preciso in cui scemano povere case dipinte di salmastro, punta della Rocchetta e il vecchio faro, sognando un tramonto, lasciando liberi fantastici gabbiani di unire la radura industriale con le onde d’un mare dimentico d’industria e centrale, di binari e dolori. 

Visione confusa e pervasa d’amore e dolore, consueta per noi che viviamo con l’Elba negli occhi, mai sazi del nostro orizzonte, linea spezzata, scolpita nel mare, tra isole e scogli, frastagliata e contorta, ebbra di tanta bellezza. Non resta che annegare lo sguardo nella luce abbagliante, accogliere l’Isola d’Elba come un magico dono sulla tavolozza del pittore e continuare a vivere con gli occhi immersi nei suoi scogli.

Gordiano Lupi
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