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"Piombino deve tornare a vivere"

Forze politiche, sindacali e associazioni hanno prodotto un documento per chiedere a gran voce un cambio di passo per Piombino

PIOMBINO — Per la prima volta a Piombino si sono radunati attorno allo stesso tavolo forze diverse sia dal punto di vista politico che culturale nel tentativo di dare un nuovo impulso alla città che deve tornare a vivere. 

Sono il coordinamento Camping Cig, le associazioni Lavoro, salute e dignità e Restiamo umani, le forze politiche Un'altra Piombino, Sinistra Italiana, Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Udc e Partito di Rifondazione comunista, i rappresentanti di Ugl territoriali, Unicobas e l'opposizione Cgil Sindacato è un'altra cosa.

Nonostante le diverse posizioni avute negli anni, le idee di questi soggetti per Piombino convergono nella necessità di dare nuove risposte alla cittadinanza che si trova a vivere una vera e propria emergenza. Fatta questa considerazione il gruppo ha elaborato un documento che vuole essere un grido d'allarme e una chiamata alle responsabilità per chi, su tutti i livelli istituzionali e Amministrazione in primis, ha traghettato Piombino fino a questo punto. 

Ecco il primo documento prodotto riportato in maniera integrale:

"Le forze politiche, sindacali e le associazioni della società civile riunite a firma di questo documento, denunciano lo stato di abbandono di questo territorio da parte di Governo ed Istituzioni a tutti i livelli. La crisi del settore siderurgico (Magona compresa) e del suo indotto, che sono storicamente stati il perno occupazionale del territorio, la crisi del terziario (dalla Coop, al commercio, ai piccoli esercenti), il lento e progressivo smantellamento dei presidi sanitari, la mancanza di infrastrutture funzionali allo sviluppo economico, ci mettono di fronte ad un disastro sociale che Piombino e la Val di Cornia non hanno mai conosciuto in tempi recenti. La mancanza di prospettive di vita obbliga i nostri giovani a cercare fortuna altrove e condanna il territorio ad una lenta e progressiva desertificazione. La mancanza di certezze economiche e di lavoro si trasforma in perdita della dignità per centinaia di famiglie.

La strada percorsa fino ad ora è sbagliata e ci pone drammaticamente di fronte al fallimento di una classe politica e, conseguentemente, di una generazione di cittadini. Non potrà essere ignorato che questi territori sono da anni governati da un partito, oggi PD, e dai vari alleati, che hanno amministrato Comune, Provincia, Regione e Governo. I pochi e deboli interventi messi in campo dai vari livelli istituzionali sono stati legati ai progetti dell’imprenditore algerino Issad Rebrab e dietro al suo fallimento, peraltro prevedibile, è crollato il castello di carte del Modello Piombino portandosi dietro tutte le promesse da campagna elettorale che hanno avuto la sola ed unica funzione di narcotizzare un territorio nel frattempo divenuto refrattario alla lotta ed alla difesa dei propri diritti.

Questo territorio rivendica con orgoglio di aver contribuito, con il proprio sudore, con la perdita delle proprie bellezze naturali, dei propri spazi e, purtroppo, anche con la salute di molti cittadini, alla rinascita dell’Italia; fino ad aver costretto il ministero dell’ambiente a riconoscere Piombino come Sito di Interesse Nazionale.

Piombino e la Val di Cornia chiedono a gran voce al Governo di farsi carico del proprio ruolo, garantendo un futuro ad un territorio che lo stesso Governo riconosce come Area di Crisi Complessa. Per risolvere una crisi complessa occorrono interventi straordinari, di natura pubblica e di interesse generale, che possano creare valore aggiunto; in ultima analisi interventi in grado di creare lavoro in un nuovo equilibrio diversificato tra attività industriali, turismo, agricoltura ed altro e consentire il graduale abbandono degli ammortizzatori sociali come fonte di tenuta dell’economia territoriale. Il governo faccia il proprio dovere garantendo un futuro ai nostri concittadini, programmando l’adeguamento infrastrutturale del territorio, la bonifica dei siti inquinati e la loro restituzione alla città e garantendo il mantenimento dei presidi sanitari, il depotenziamento dei quali implicherebbe la rinuncia a curarsi per un territorio già in profonda crisi sociale.

Piombino deve tornare a vivere!".


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