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Cave, il Comitato presenta le osservazioni

Foto di repertorio

Dopo il burrascoso incontro e la querelle sulle varianti al Piano strutturale e Regolamento Urbanistico, il Comitato fa valere le sue ragioni

CAMPIGLIA MARITTIMA — In relazione alle varianti al Piano strutturale e al Regolamento urbanistico in adeguamento al Piano delle attività estrattive, di recupero delle aree scavate e riutilizzo dei residui recuperabili, il Comitato per Campiglia ha presentato una serie di osservazioni nella convinzione che questa variante sia illegittima.

"Secondo la Legge regionale il Comune può fare varianti al solo Regolamento Urbanistico (scaduto nel 2016) in attesa di farne uno nuovo (al più tardi entro il 2019), e, secondo una delibera della Giunta, può fare modifiche al Piano Strutturale d'Area (quello più generale che vale per Piombino, Campiglia e Suvereto) solo su aspetti strettamente locali. Si vuol fare passare per un problema strettamente locale una variante che riguarda tutto il settore delle cave di inerti", si spiega in un comitato firmato dall'architetto Alberto Primi ritenendo che quello che si va a discutere sia una questione regionale. Se fino a questo momento ci si era concentrati sulla cava di Monte Calvi della Società Cave di Campiglia, il Comitato per Campiglia nelle sue osservazioni sottolinea poi il fatto che dare alla Sales proprietaria della cava di Monte Valerio la possibilità di procrastinare la fine delle escavazioni è un atto neppure richiesto né giustificato.

Insomma, se il problema fosse stato solo locale per il Comitato per Campiglia la variante doveva riguardare solo la cava di Monte Calvi "senza gli ampliamenti ammessi dalla Provincia, corredata da uno schema di nuova autorizzazione e uno schema di nuovo piano di coltivazione che garantisse formalmente (e non solo a chiacchiere) il mantenimento dei posti di lavoro, che riducesse al minimo i tempi di scadenza del piano, che verificasse cosa deve essere scavato da un punto di vista della domanda di settore (microcristallino?) senza necessariamente scavare o portare via tutto quello che non è attualmente commercializzabile, che riducesse o mitigasse tutti gli effetti negativi messi in luce dal Piano provinciale, dalla Relazione Ambientale, dall'Arpat, da Piano del Paesaggio", hanno spiegato.

"Certo è - ha concluso il Comitato - che questa variante dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, il ben noto costume dell'Amministrazione di non sapere (o non volere) affrontare in maniera organica il problema del futuro del territorio, limitandosi a fare varianti parziali per accontentare qualcuno senza tenere conto del rischio di ricadute negative su un futuro che riguarda tutti".


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